Nei giorni scorsi abbiamo reso pubblica la testimonianza dei familiari di una donna di circa settant'anni, rimasta oltre 48 ore su una barella al pronto soccorso di Civitanova Marche, senza un posto letto disponibile in tutta la regione. La notizia è stata ripresa da decine di testate, ben oltre i confini regionali. Lo consideriamo un segnale: quando si denuncia con chiarezza, la gente riconosce la propria esperienza e risponde.

"Quando si denuncia con chiarezza, la gente riconosce la propria esperienza e risponde."

— Aurora per le Marche, Maggio 2026

Alla nostra denuncia sono seguite le repliche del dottor Domenico Sicolo, direttore del Dipartimento emergenze, e di Rita Curto, dirigente del pronto soccorso, che hanno spiegato che la paziente non sarebbe stata abbandonata e che il problema reale è il boarding. Prendiamo atto. Ma non possiamo accettarle come risposta sufficiente.

La paziente è arrivata con pressione molto bassa, confusa, incapace di ricordare la propria caduta. In medicina d'urgenza questi sono segnali che richiedono attenzione immediata. Nonostante questo, è stata classificata con codice azzurro anziché con codice rosso. Non si conosceva ancora la diagnosi; lo shock settico è emerso solo undici ore dopo, con la visita, la TAC e le analisi. Ed è esattamente questo il punto: sono state quelle undici ore trascorse senza una rivalutazione approfondita a permettere alla situazione di aggravarsi. Il boarding è un problema reale. Ma non può diventare la giustificazione per tutto.

Su questo quadro si staglia la figura dell'assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, nominato con oltre 9.300 preferenze nella giunta Acquaroli. Un politico, non un medico né un tecnico della sanità, che all'atto dell'insediamento aveva detto: "Risolverò ogni situazione? Certamente no. Migliorerò la situazione? Lo spero." Una vera e propria ammissione di impotenza. E di fronte all'emergenza dei pronto soccorso intasati ha risposto che i posti letto arriveranno "nei prossimi anni." Nel frattempo, i pazienti aspettano sulle barelle.

Vogliamo ribadire tre convinzioni che guidano il nostro lavoro, al di là di questo singolo episodio.

La sanità pubblica va finanziata con continuità e determinazione. Non è una questione di appartenenza; noi non abbiamo ideologie, abbiamo idee, e su questo non c'è posizione politica che tenga. Il diritto alla salute è universale, e garantirlo è la prima responsabilità di qualunque amministrazione pubblica. Non si può ragionare di bilanci regionali senza mettere la sanità al primo posto.

Chi amministra la salute dei cittadini deve avere gli strumenti per farlo, e deve avere chiaro come farlo. Non bastano le buone intenzioni né i comunicati stampa. Servono competenza, visione e la volontà di agire nell'immediato, non di rinviare a un futuro indistinto.

Denunciare episodi come questo non è polemizzare: è costruire. È un atto di responsabilità civile. Ogni voce che si alza fa capire che questi episodi non sono normali e non vanno accettati in silenzio. AURORA per le Marche continuerà a raccogliere queste testimonianze e a portarle a destinazione.